Patrimonio documentario
È disponibile l'elenco dei fondi, sia in ordine alfabetico sia per tipologia e/o periodizzazione storica, con i relativi strumenti di ricerca ove presenti. Tali strumenti costituiscono il mezzo principale di accesso per la consultazione e richiesta della documentazione.
Qui di seguito, a titolo esemplificativo, forniamo alcune indicazioni sui fondi documentari di maggiore interesse.
Per un ulteriore approfondimento ai fondi conservati presso l'Archivio si rinvia alla consultazione della Guida di Sala, la cui struttura, per scelta operativa della sua redattrice, rispecchia la ripartizione per periodizzazioni storiche della Guida Generale degli Archivi di Stato: per ciascun complesso archivistico si è prodotta una scheda di descrizione sintetica, segnalando le informazioni essenziali per la conoscenza e l’accesso allo stesso.
Fondi documentari di maggiore interesse
Regia Udienza provinciale di Abruzzo Citeriore
bb. 490, regg. 50, fascc. 2, pacchi 3 (1582 – 1808)
Tribunale collegiale che dal Cinquecento esercitò giustizia sia civile che criminale nel Regno di Napoli, la Regia Udienza giudicava in primo grado crimini passibili di condanna a morte ed in campo civile vertenze di valore superiore a 6 augustali e in grado d’appello le cause discusse nelle Corti di prima. seconda e terza istanza, regie e baronali. Fungeva inoltre da tribunale privilegiato di primo grado nei confronti di cause nelle quali fossero coinvolti, in posizione attiva o passiva, vedove ed orfani. Se a livello provinciale la Regia Udienza costituiva il più alto grado di giurisdizione, da essa ci si poteva appellare a magistrature superiori, a Napoli, quali la Gran Corte della Vicaria, la Regia Camera della Sommaria, il Sacro Regio Consiglio.
La Regia Udienza era composta da un Preside che la presiedeva senza esprimere voto in giudizio poiché privo prevalentemente di laurea in legge, da un Caporuota e due Uditori giudicanti, magistrati di carriera, da un Avvocato fiscale che sosteneva la pubblica accusa, da un Avvocato dei poveri che assicurava il gratuito patrocinio agli imputati indigenti, da un Mastrodatti ed un Segretario che raccoglievano testimonianze e deposizioni, svolgevano servizi di cancelleria in senso lato provvedendo alla conservazione, ordinamento e gestione dell’archivio della magistratura nonché all’esazione dei diritti e proventi processuali.
La competenza territoriale della Regia Udienza di Chieti per buona parte del secolo XVII superò la ripartizione amministrativa provinciale estendendo la sua giurisdizione sulle province di Abruzzo Citra ed Ultra. È questo il motivo per cui l’Archivio di Stato di Chieti conserva documentazione giudiziaria ed amministrativa seicentesca riferita a queste due province che in alcuni casi copre efficacemente le lacune documentarie degli Archivi di Stato dell’Aquila e di Teramo. L’istituzione di collegi giudiziari analoghi, a L'Aquila nel 1641 e a Teramo nel 1685, frazionarono sia la ripartizione giudiziaria che amministrativa delle province abruzzesi. Questo assetto, presente nei circa duecento anni di viceregno, prima spagnolo, poi austriaco, si consolidò con il ristabilimento del Regno borbonico nel 1734. La magistratura venne definitivamente soppressa nel 1808.
Una situazione analoga si rinviene in quasi tutti i fondi documentari prodotti dagli uffici e dalle magistrature precedenti tale data. Così avviene per l’Amministrazione della Regia Dogana delle Merci con sede a Chieti che, superato il Tronto, estendeva la sua competenza sulle dogane teramane e per il Governatorato Generale della Doganella d’Abruzzo, organismo che per le peculiarità che presenta, si ritiene opportuno descrivere in termini più analitici.
La documentazione che l’Archivio di Stato di Chieti conserva, prodotta dalla Regia udienza, costituisce un unicum nel panorama archivistico meridionale. Con i suoi 58 registri e le 495 buste di procedimenti civili, comprendenti 13 buste di documentazione giudiziaria sei-settecentesca pervenute da un privato ed un ambito temporale che abbraccia un periodo compreso tra il 1569 ed il 1808, risulta essere, a fronte di analoghi fondi archivistici del Meridione, il più ricco e corredato. Nonostante la dovizia del fondo deve tuttavia lamentarsi la perdita della imponente quantità di documentazione processuale penale precedente il 1790, data alle fiamme in applicazione di decreti regi succedutisi tra il 1829 ed il 1831 di cui l’archivista provinciale di Chieti applicò con estrema cura e sollecitudine le disposizioni, come risulta da una comunicazione del 20 maggio 1830 nella quale dichiarò che erano da bruciare 11368 processure penali. Comunque la documentazione salvata dal rogo presenta una notevole varietà di magistrature: sotto la comune denominazione di Regia Udienza infatti si trovano riuniti processi di Corti locali, regie e baronali, della Doganella d’Abruzzo, addirittura di Corti napoletane che solo in parte, si può ipotizzare, siano pervenute per regolare interposizione d’appello. Accanto alla documentazione processuale più propriamente detta si pongono serie costituite da volumi di cancelleria di pertinenza dei mastrodatti e volumi di obbliganze penes acta che documentano la stipulazione di appalti per fornitura di generi e servizi di prima necessità alla città di Chieti nel periodo in cui, oberata dai debiti, era stata commissariata, ossia dedotta in patrimonio e la sua amministrazione affidata alla magistratura.
Presidenza di Abruzzo Citeriore
bb. 9 (1758 – 1806)
In un sistema giuridico nel quale il potere politico-amministrativo si confonde e si interseca con il giudiziario, la figura del Preside provinciale rispondeva più ad esigenze di guida politica del territorio e, per tutto il Seicento e buona parte del Settecento, come Mastro di campo aveva il comando delle forze militari provinciali, con poteri che assumono estremo rilievo in emergenze particolari, come durante l’anno della Repubblica napoletana di Masaniello (1646-1647) o anche nel corso del semestre della Repubblica Napoletana del 1799 (24 dicembre 1798–25 aprile 1799).
La documentazione riunita nel fondo della Presidenza, nella sua più che esigua consistenza, testimonia l’attività più propriamente amministrativa del Preside e dunque, tra le numerose competenze delegate e suddelegate, si individuano quelle concernenti i sali, l’annona, le dogane, le merci. Soprattutto emergono per importanza, le poche carte del Tribunale militare combinato, presieduto dal Preside che con un collegio allargato, costituito dalla Regia udienza e da giudici militari, giudicava civili e militari.
Sembra, comunque, di trovarsi di fronte ad un fondo archivistico creato artificiosamente, stralciando carte dal più logico archivio della Regia Udienza. La cosa sarebbe provata dalla presenza, sulle carte, delle sottoscrizioni dei mastrodatti di quest’ultima magistratura
Governatorato generale della Doganella d’Abruzzo
bb. 9 (1760 – 1806)
Accanto alla Regia Udienza, con un ambito di pari giurisdizione e competenza, si ponevano magistrature sorte per tutelare gli interessi di categorie privilegiate quale la potente classe dei proprietari di ovini. Creati per essi pascoli riservati nel Tavoliere di Puglia fin dalla metà del ‘400, successivamente, lungo le coste abruzzesi erano stati sottratti alla coltivazione e riservati al pascolo delle greggi provenienti dal confinante Stato Pontificio, ampi territori pianeggianti denominati Regi Stucchi e Poste d’Atri. Per essi era stato inoltre istituito il tribunale denominato Governo generale della Doganella d’Abruzzo avente sede in Chieti da cui dipendevano luogotenenze periferiche dislocate a Lanciano, Tocco, Sulmona, Pescina e Penne, dalle quali, in grado di appello, si ricorreva a Chieti per approdare eventualmente ad un ulteriore ed ultimo grado di ricorso, dinanzi alla Regia Camera della Sommaria.
La Regia Udienza e la magistratura doganale erano accomunate, se pur parzialmente, dall’utilizzo dello stesso corpo giudicante: l’avvocato fiscale oppure il caporuota o un uditore dell’ Udienza rivestivano infatti la carica di Governatore generale della Doganella.
Il minuscolo fondo archivistico documenta in minima parte l’attività processuale di questo foro privilegiato, mentre vi trovano maggior spazio carte più prettamente amministrative concernenti l’attività delle magistrature sottoposte delle luogotenenze di Lanciano e Penne e degli uffici doganali di Francavilla, Guardiagrele, Pescara, Pianella, Ripa. Vi si trova documentata la gestione dei pascoli ma l’esiguità del fondo non permette di avere altro che una minima traccia dell’amministrazione di questo importante cespite dell’economia del Regno.
Corti locali
bb. 352 (1525 – 1809)
Il fondo è costituito da documentazione comprendente fascicoli di processi celebrati dinanzi alla Corte civile ed alla Corte del governatore di Chieti oltre che alla Corte delle seconde cause, di pertinenza feudale del vescovo della diocesi chietina e numerose Corti regie e baronali di paesi anche minuscoli della provincia. Ad essa si affiancano, in misura preminente, volumi di obbliganze penes acta ove sono raccolte stipulazioni concluse dalle parti, con modalità di estrema agilità formale, dinanzi al mastrodatti della corte. Caratteristica peculiare di questa forma para-contrattuale è la rapidità di adempimento della obbligazione stessa: in caso di inadempienza di una delle parti contraenti, si giunge alla soddisfazione dell’impegno mediante la spedizione di lettere esecutoriali che permettono una immediata esecuzione sui beni della parte inadempiente.
Un’ulteriore peculiarità insita in questa tipologia di documentazione risiede nella immediata visibilità delle varie fasi di esecuzione: l’adempimento dell’obbliganza ne prevede la “cassatura” che si esegue cancellandola materialmente con due tratti di penna ed annotandovi, di fianco, la data dell’eseguito pagamento.
In virtù dell’agilità che la contraddistingue l’obbliganza penes acta è la forma di stipulazione preferita per contratti d’affitto, contratti agrari, locazione di opere, ingaggio di maestranze, appalto di lavori e forniture di generi di prima necessità, divenendo una fonte di primaria importanza per lo studio della società nei suoi ceti popolari colmando dunque la lacuna lasciata spesso dalla documentazione notarile che, viceversa, segue il filone di contrattazioni di una consistenza patrimoniale ed economica più notevole e limita inevitabilmente gli ambiti di studio e ricerca.
Intendenza di Abruzzo Citeriore
bb. 6944, bb./pacchi 498, regg./voll. 894, fasci 83, cc. 2 (1805 – 1860)
Sottoserie: Polizia, Affari militari, Consigli provinciale e distrettuali, Contabilità centrale, Amministrazione finanziaria, Monasteri soppressi, Vendita dei beni demaniali dello Stato, Tratturi, tratturelli, bracci e riposi, Decreti, circolari, proclami, manifesti, Affari ecclesiastici, Statistiche, Opere pubbliche, Agricoltura, industria e commercio, Boschi e foreste, Miniere, Camposanti, Salute pubblica, Servizio postale,Iistruzione pubblica, Scavi e antichità, Teatro e spettacoli pubblici, Bande musicali, Giustizia, Archivi provinciale e comunali, Pensionisti, Personale statale, Associazione a giornali, abbonamenti, Affari comunali, Bilanci e conti comunali, Stati discussi e stati di variazione, Annona, Amministratori e stipendiati comunali, Reclami e suppliche, Affari vari, Protocolli, Consiglio d’intendenza.
Nel 1806 la caduta della dinastia borbonica e l’avvento a Napoli del regime napoleonico segnarono l’avvio di una stagione di radicali riforme che, recepite e conservate dai Borboni allorché, dopo dieci anni riconquistarono il trono, mirarono a trasformare le strutture amministrative, giudiziarie e tributarie dello Stato meridionale.
La netta separazione fra amministrazione e giustizia portò, con legge 2 agosto 1806 n. 132, alla sostituzione del Preside che cumulava poteri giudiziari ed esecutivi con l’Intendente, incaricato dell’amministrazione civile, dell’amministrazione finanziaria e dell’alta polizia.
Prima autorità della provincia, oltre che titolare di delicate funzioni di polizia l’Intendente vigilava sui comuni, che visitava periodicamente, e su tutti i pubblici stabilimenti, sovrintendeva alla riscossione di tasse e tributi, alla esecuzione delle opere pubbliche, al controllo e alla tutela del territorio; dirigeva i settori della sanità, della pubblica istruzione, delle attività agricole, commerciali e industriali. Era a capo di tutti i consigli e le commissioni, fisse o temporanee della provincia, a cominciare dal Consiglio d’Intendenza, nell’ambito del quale svolgeva funzioni consultive e di giurisdizione contenziosa; era inoltre presidente del Consiglio generale degli ospizi, organo di controllo di tutti gli stabilimenti di beneficenza della provincia, del Consiglio di leva, della Commissione delle prigioni. A seguito della eversione della feudalità fu nominato anche Commissario ripartitore dei demani
Per Chieti le molteplici competenze di un organo tanto complesso, così come la storia politica, sociale e economica della provincia, si rispecchiano nelle trentasei serie che costituiscono il fondo dell’Intendenza di Abruzzo Citeriore uno dei più consistenti e completi conservati negli archivi meridionali. Fra le tante si segnala la serie della Polizia. Le oltre 1000 buste che la costituiscono documentano la capillare attività di prevenzione e repressione messa in atto da Francesi e Borboni nel tentativo di porre freno alla criminalità comune e stroncare tutte quelle attività, pubbliche o clandestine, finalizzate al conseguimento di radicali cambiamenti politici. Ne emerge, fra l’altro, l’articolato quadro del Risorgimento abruzzese che ebbe nei moti carbonari del 1814 la sua prima manifestazione e nell’adesione alle vicende del ’48 la sua più intensa e consapevole partecipazione.
A sottolineare l’importanza della serie anche la perdita pressochè totale della collaterale documentazione della Gran Corte Criminale di cui si conservano, a partire dal 1848 solo parzialmente, i processi politici.
Tribunale civile di Chieti
bb. 144, regg. 380, 1 pacco (1817 – 1862)
A fianco della Gran corte criminale, con uguale circoscrizione provinciale ma con competenza nel ramo civile la legge 29 maggio 1817, n. 727 previde l’istituzione di in Tribunale civile, nei cui atti si riflette la fitta rete di rapporti quotidiani ed interessi contrastanti alla base della vita sociale ed economica della provincia. Fonte primaria per l’evolversi dei rapporti fra Stato e cittadini, dei rapporti economici e commerciali, del diritto di famiglia la documentazione del Tribunale civile, attraverso mappe, piante e disegni presenti in numero considerevole nei fascicoli delle Perizie, è fonte non marginale per lo studio della storia del territorio chietino e delle sue trasformazioni.
Tribunale di Chieti, ramo penale
bb. 1210, voll. 108, regg. 260 (1862 – 1963)
Corte d’assise di Chieti
bb. 314, voll. 19, fasc. 1 (1862 – 1947)
Ultimo aggiornamento: 24/07/2026
